venerdì 30 settembre 2011

Manichini Bondage e Bianco e Nero

Inizio scusandomi per il lungo periodo di inattività. Detto questo sono appena tornato da Milano, qui, in occasione della settimana della moda, ho accompagnato mia moglie che ha esposto le sue borse Soffio di Sofia, per l'evento New Anthology presso l'atelier ABC in Corso Como 5. Ebbene l'atelier era allestito con dei meravigliosi manichini che erano stati accuratamente legati dal bondage performer Andrea Ropes. Ovviamente io ho approfittato dell'occasione per fotografare i manichini, eccoli:

Avevo con me solo la mia compattina Leica e le condizioni di luminosità erano pessime (per ottenere delle belle foto). Benché quindi la situazione fosse sfavorevole ho deciso di fotografarli ugualmente usando segli espedienti particolari per ottenere un risultato decente.
Innanzitutto chi mi conosce sa perfettamente che sono restio a fare fotografie in bianco e nero usando il digitale ma ho avuto l'occasione di conoscere personalmente Luca Rubbi in occasione dell'evento e pertanto mi sono sentito di onorarlo con delle foto in bianco e nero.

Detto questo il primo espediente che ho adottato è stato quello di settare la mia macchina fotografica a 400 ISO e poi ho scattato le foto sottoesponendo di 3 stop di diaframma. In questo modo ho fatto sì che i manichini essendo bianchi potessero venire esposti decentemente dove erano colpiti direttamente dalla luce, lasciando le zone d'ombra abbastanza scure. Fatto questo, in post-produzione ho creato le immagini in bianco e nero e ho accentuato molto il contrasto, usando lo strumento curve di photoshop, il risutato è stato questo.
Concludo ringraziando Luca Rubbi di esser venuto.
Salvatore Borzellino






sabato 16 luglio 2011

Fotografia digitale vs Fotografia analogica

Oggi affronto un tema assai spinoso, infatti sulla questione digitale vs analogico i fotografi hanno pareri assai discordanti.
Io mi sono avvicinato al digitale da relativamente poco tempo, sono nato come fotografo analogico. Quello che voglio sostenere qui è che secondo me, il paragone tra i due diversi modi di fotografare è assai difficile. Alla base del problema c'è il fatto che sono due linguaggi completamente diversi, ed è proprio per questa ragione che risulta difficile il paragone. Per tanto credo che la fotografia digitale non potrà mai sostituire quella analogica, appunto perché è cosa assai diversa. In entrambi casi, parliamo di fotografia ma la fotografia analogica ha un suo proprio linguaggio espressivo e quella analogica ne ha un altro. Facendo un paragone con la pittura, è come se si parlasse di due tecniche differenti, l'acquarello e l'olio. Mi pare stupido sostenere che l'uno sia migliore dell'altro o che addirittura sostituirà l'altro.
Foto realizzata con una webcam
Partendo da questo presupposto, quando mi sono avvicinato per la prima volta alla fotografia digitale, l'ho fatto con l'ausilio di una webcam, perché avendo una risoluzione piuttosto bassa, mi ha permesso di studiare quelle che sono le basi su cui si fonda questo linguaggio fotografico, ovvero il bit e il pixel.
Una fotocamera, sia essa digitale o analogica, cattura la luce ma mentre in fotografia analogica la luce catturata andrà ad impressionare in maniera diretta la pellicola e su questo supporto si formerà l'immagine (e l'unità minima della foto sarà un punto della grana), in una fotocamera digitale, la luce va a interagire col nostro sensore il quale tradurrà le informazioni luminose in linguaggio binario del tipo I O O I, più o meno complesso in base al numero di bit stiamo utilizzando. Questo codice binario a sua volta verrà tradotto da un software che ce lo restutuirà sotto forma di immagine. Nella fotografia digitale l'unità di misura più piccola della nostra foto sarà il pixel. Mentre la grana della pellicola è puntiforme, il pixel è quadrato. Già questa differenza dovrebbe farci riflettere su quanto diversi siano questi due linguaggi.
Come dicevo prima, il mio primo mezzo fotografico digitale che ho utilizzato è stato una webcam. Con l'ausilio di questo mezzo ho studiato come si comporta un pixel, come viene interpretato il colore, e la forma da uno strumento digitale. In quel periodo ho scattato diverse foto con la webcam e ho realizzato anche diversi filmati, vi mostro adesso un filmato del periodo fatto proprio con una webcam.

domenica 10 luglio 2011

La necessità di fotografare: Intervista a Daniele Rebecchi

Girovagando per la rete, mi sono imbattuto su una pagina di Flickr e ho trovato Daniele Rebecchi, un giovane fotografo della "bassa". Mi sono subito innamorato dei suoi scatti e soprattutto del suo bianco e nero. Quello che più mi ha colpito dei suoi scatti, è un gran senso di malinconia che Daniele riesce ad interpretare in maniera eccelsa. Probabilmente si tratta della stessa malinconia che i paesaggi della bassa esprimono e di cui Daniele si fa portavoce.
Foto di Daniele Rebecchi, modella Marta Piscitelli
Foto di Daniele Rebecchi, modella: Marta Piscitelli

Daniele mi ha gentilmente dato la concessione di pubblicare le sue tre foto che vedete allegate alla presente. Colgo l'occasione per una riflessione sul lavoro della modella, in questo caso Marta Piscitelli. 
Per diversi anni mi sono rifiutato di lavorare con modelle, anzi nei miei scatti non c'era traccia di esseri umani, mostravo dei paesaggi fantasma. Da un po' di tempo a questa parte ho riscoperto il lavoro con le persone ed è meraviglioso. Nella riuscita di uno scatto, quando si lavora con una modella, è fondamentale il ruolo che interpreta la modella e il feeling che crea insieme al fotografo. Mi fa piacere far notare che Marta in queste foto si è fatta interprete della poeticità di Daniele in maniera eccelsa. Tornerò su queste tematiche in futuro, magari pubblicando un post dedicato al lavoro delle modelle. mentre adesso vi lascio all'intervista di Daniele Rebecchi.


Foto di Daniele Rebecchi, modella: Marta Piscitelli


Dove vivi ed età:

Sono di Borgoforte, paesello a pochi km da Mantova,  ho 29 anni.



Da quanto tempo ti occupi di fotografia:

Tutto è iniziato nel 2004, prima compattina digitale, che ho comprato per curiosità e per avere dei ricordi dei concerti a cui andavo. La Musica è stata ed è tutt’ora il fulcro della mia vita, intorno alla quale tutto ruota.

Nel 2007 la svolta, è stato l’anno della mia prima reflex (digitale), l’anno successivo poi mi sono avvicinato alla pellicola, amore a prima vista. Da allora la Fotografia ha sempre avuto un ruolo primario nella mia vita extra lavorativa.


Parlami un pò del tuo mondo in bianco e nero:

Per un lungo periodo il mio mondo è stato a esclusivamente a colori: ispirato,  influenzato e affascinato dall’immenso Kandinsky e da una visione del mondo esclusivamente astratta, per alcuni anni mi sono anche avvicinato alla pittura. Poi si è fatta largo la Fotografia e con essa il bianco e nero, riuscendo a dar voce e respiro a quella parte di me fino ad allora inconsciamente inespressa. Il mio occhio fotografico ora vede in bianco e nero, molto raramente si lascia distrarre dal colore…ma quando capita, lo lascio fare.


Quali pensi che siano i fotografi che maggiormente ti hanno influenzato:

L’elenco potrebbe essere piuttosto lungo e non saprei nemmeno da chi iniziare, cito i primi che mi vengono in mente: Berengo Gardin, Emmanuel Smague, Gabriele Rigon, Mario Zanaria e moltissimi altri.


Parlaci un po' della tua tecnica.

Scatto sia a pellicola che in digitale (file RAW), dipende dal tipo di foto, dall’illuminazione presente o dalla situazione in cui mi trovo. Prediligo fotografare in manuale, con luce naturale e sono un profondo sostenitore delle ottiche fisse. Attrezzatura Nikon.


Cos'è per te la fotografia.

La Fotografia è per me una necessità interiore, un bisogno (imprescindibile), uno strumento di indagine sociale ma anche personale. E’ la ricerca di se stessi negli altri e degli altri in noi stessi.


Cosa pensi del fotoritocco.

Argomento delicatissimo, difficile da trattare in poche righe. Il mio rapporto con esso è comunque di tipo minimalista, e sono piuttosto severo nei confronti di chi interviene pesantemente nella sostanza dello scatto, in quanto viene a mancare uno dei  cardini della Fotografia, che è documentare la realtà.
Per quanto mi riguarda trovo la resa del file digitale grezzo distante dai miei gusti estetici, esageratamente asettico, plastico...poco dinamico; amando per contro con tutto me stesso l’immediatezza e la forza comunicativa della pellicola, con la postproduzione intervengo esclusivamente sulla forma, affinché l’immagine finale rispecchi la mia percezione della realtà e abbia quello stesso feeling estetico-emotivo che tanto amo.




Potete ammirare gli scatti di Daniele nella sua pagina Flickr: http://www.flickr.com/photos/theoceanking/page1/


























venerdì 8 luglio 2011

Il bianco e nero digitale & il file RAW

Dopo aver visto gli scatti di Luca Rubbi, è difficile continuare a scrivere, tuttavia va fatto altrimenti il blog morirebbe. A breve sarà presente un'altra intervista, questa volta di un giovane promettentissimo fotografo e si continuerà a parlare di bianco e nero. Quindi mi pare opportuno intervallare le interviste, scrivendo questo nuovo post, dove illustrerò uno dei metodi, per ottenere delle foto in bianco e nero partendo da un file digitale a colori.
Il punto di partenza per ottenere una foto in bianco e nero digitale è quello di non utilizzare MAI l'impostazione della vostra fotocamera, per ottenere un bianco e nero.
La seconda operazione da fare per ottenere un bel bianco e nero è quella di scattare e salvare il file in Raw. Fatte queste operazioni preliminari, esistono molti metodi per sviluppare il nostro Raw in bianco e nero, oggi ve ne mostro uno, forse il più semplice. Magari più avanti illustrerò altri metodi.
Prima di addentrarci nel tutorial cercherò di chiarire questi primi 2 punti.  L'importanza di registrare i nostri file in Raw, sta nel fatto che così facendo non avremo nessuna perdita di qualità rispetto a quanto ha catturato il sensore della nostra fotocamera. Se salviamo i file in jpg, invece il software della nostra fotocamera farà una compressione e ci restituirà il file. Il punto sta proprio qui, se vogliamo un controllo totale delle nostre foto, dobbiamo essere noi ad agire sulla compressione e non lasciarla fare in automatico dalla macchina (quindi, scattate sempre in Raw). Ancora peggio se convertissimo dalla macchina i nostri file in bianco e nero, quello che otterremmo, non sarebbe un bianco e nero bensì una scala di grigi, cosa assai diversa. Con una foto in scala di grigi, perdiamo quasi il 90% delle informazioni raccolte dai 3 colori fondamentali della fotocamera RGB (Red, Green, Blue). Per questa ragione le foto in bianco e nero digitali appaiono piatte.
Musa Arianna n30 b/n

Per ottenere questo bianco e nero, ho lavorato il file Raw originale con Adobe Lightroom. Prima di tutto importiamo il nostro Raw su Lightroom a questo punto faremo tutte le operazioni che normalmente facciamo quando lavoriamo un file Raw a colori. Quindi ci occuperemo del bilanciamento del bianco (vedi il mio post in merito), controlliamo e regoliamo l'esposizione, la nitidezza e il rumore. Fatte Queste operazioni preliminari, possiamo procedere alla conversione, andando a cliccare su B&N. Quello che abbiamo ottenuto è un file che conserva ancora tutte le informazioni del colore ma è in bianco e nero. Però la miscela di tutti i colori è stata fatta in automatico dal software ed è appunto giunto il momento di agire manualmente su ogni singola tonalità per ottenere un'immagine in bianco e nero così come noi l'immaginiamo. Infatti nella tendina del B&N, lightroom ci mostra i canali del rosso, arancione, giallo, verde, acquamarina, blu, viola, magenta (vedi video).

Inoltre, lightroom, ci fornisce un utilissimo strumento per compiere in maniera abbastanza precisa questa operazione. Nella tendina della "Miscela bianco e nero", sulla sinistra è presente un pulsante (raffigurato da due piccoli cerchi concentrici), se lo selezioniamo e lo trasciniamo sulla nostra foto, automaticamente andrà a riconoscere i colori dell'area selezionata e spostando il mouse in su e giù andremo a regolare quei colori specifici. Basta ripetere l'operazione per tutte le zone d'interesse e il nostro bianco e nero sarà pronto. A questo punto possiamo comprimere il nostro file Raw nel formato che vogliamo (in questo caso io l'ho convertito in jpg, ricordate che se sono file destinati alla stampa è più opportuno convertirlo in tiff), sempre tramite il nostro caro lightroom (vedi video).
Per un lavoro di fino, sarebbe opportuno regolare il contrasto tramite le curve, magari in photoshop ma lo vedremo più avanti.

Vorrei concludere dicendo che personalmente non uso quasi mai il digitale per il bianco e nero ma continuo a preferire la pellicola e l'odore acre della soluzione di fissaggio che invade la mia cucina quando la trasformo in una camera oscura!

domenica 3 luglio 2011

Intervista a un fotografo di nudo "con una testa da Pornografo Malinconico" : Luca Rubbi

Foto di Luca Rubbi
Questo blog, come avrete notato, ha un carattare prettamente didattico. Imparare a fare foto, non vuol dire semplicemente saper controllare la profondità di campo, saper ottenere una bella esposizione, se così fosse saremmo invasi esclusivamente da immagini orribili, le stesse che si vedono dai parruchieri, tanto per aver un riferimento. Proprio per questa ragione in quasi tutti i miei post (anche quelli più tecnici) cerco sempre di mostrare e farvi intuire come io costruisco un'immagine, ebbene questo non basta, infatti è anche fondamentale conoscere molti altri fotografi. Per questa ragione ho deciso di fare delle interviste ad alcuni fotografi che reputo particolarmente importanti per capire quella che io definisco "la poetica dell'immagine".
Il primo fotografo che ho l'onore di presentare sul mio blog si chiama Luca Rubbi. Io lo considero uno dei migliori fotografi contemporanei italiani. In questo periodo in cui la fotografia digitale ha consegnato fotocamere nelle mani di chiunque, generando un'infinità di immagini orribili, è molto importante non perdere di vista le Foto con la f maiuscola e quelle di Luca Rubbi sono delle gran Foto.
Ecco l'intervista:
Foto di Luca Rubbi

Da quanto tempo ti occupi di fotografia?

Credo di essere un raro caso, mi sono interessato prima da un punto di vista teorico, studiando il linguaggio e la tecnica diciamo dai 14 anni, poi nel 1982 ho cominciato a praticarla, mio padre mi regalò una reflex, avevo 17 anni.

Per una certa fase iniziale però, era adombrata dalla pittura che praticavo fin da giovanissimo, credo che solo alla fine degli anni 80 sia diventata quella che ho da un pezzo definito come la mia Magnifica Ossessione.


Guardando le tue foto si nota un grande uso del grandangolo, che rapporto hai col grandangolo?

"Il grandangolo è come la droga, lo usa chi non ce la fa", questa è la citazione da un articolo di Ando Gilardi pubblicato su Progresso Fotografico negli anni 90, è la mia bibbia, sia ben chiaro che io la amo immensamente la mia droga.
Detto questo, io sono tendenzialmente un grandagolarista, perchè sono un fotografo intimista, mi piace "esserci", poi certo amo molto i normali e non disdegno i mediotele, ma hanno un incidenza relativa nella mia fotografia, il corpus è sostanzialmente grandangolare, anche molto corto.

Cos'è per te il bianco e nero?

Il bianconero è la Fotografia, per quanto abbia praticato per più di venti anni il colore, ed ancora oggi col digitale qualcosa butto fuori, tendenzialmente mi annoia.
Io penso bianconero, devo fare uno sforzo per vedere un'immagine a colori, quindi bisogna che ci sia proprio tanto colore!

L'erotismo secondo Luca Rubbi?

Io faccio foto di nudo ma con una testa da Pornografo Malinconico, ho un mio stato figurativo che è legato all'accettazione di quello che vogliono fare i soggetti ripresi, è noto che io non impongo mai posture ne alcuna idea, quello lo lascio fare agli altri, a me basta il mio modo, condizione sufficiente ed indispensabile per arrivare all'energia delle persone.
Se le ragazze trasmettono erotismo quello verrà fuori indiscutibilmente, se invece non è nella loro natura uscirà qualcosa d'altro, per me è lo stesso, non mi interessa sedurre.


Cosa pensi dell'uso di software per l'editing fotografico?

Quando lavoravo esclusivamente in analogico, utilizzavo PhotoShop per ottenere dei files che assomigliassero alle mie stampe, col digitale dopo una prima fase critica, sono riuscito a fare si che i files non sembrino delle cose diverse da originali provenienti da pellicola, ma oltre questo niente, faccio quello che potrei fare in camera oscura, la Fotografia è una cosa ben precisa, non è un'immagine, un'illustrazione che cambi a tuo piacimento, in questo sono un'integralista non modifico niente.

Cos'è un immagine erotica?

Credo sia qualcosa che evoca anzichè mostrare, ma ribadisco che io preferisco la pornografia, amo l'esplicito sempre e comunque, per quanto poi come già detto mi adatti al livello del pudore delle donne ritratte, questo rimane un punto fermo assoluto, altra cosa non amo vedere le stesse in atteggiamenti sottomessi, schiave o semplici corpi oggetto, per me sono creature e soprattutto persone, c'è sempre una ricerca ritrattistica molto intensa anche nelle foto più estreme.
Poi certamente, sono ricordato soprattutto come fotografo erotico...

Mi pare di notare nei tuoi scatti un binomio eros/tanathos... amore e morte, un pò come negli scatti di Araki, quanto ti rivedi nella mia intuizione?

Completamente, ti dirò a titolo di curiosità, a cavallo tra gli anni 80 e 90 realizzai tutto un lavoro in riferimento ad Amore e Morte di Giacomo Leopardi, influenzato dal mio fotografo preferito, Robert Frank e dalla sua tremenda immanenza tragica, ho ancora tutta una serie di negativi, con doppie esposizioni ed incisioni e scritte, forse un giorno le mostrerò.
In ogni caso, siamo vivi e amiamo e moriremo, questo non può non emergere nella Fotografia, è il senso stesso della vita, e la sua terribile bellezza.


Foto di Luca Rubbi










mercoledì 22 giugno 2011

Nietzsche, le borse e la fotografia


Vogliatemi perdonare se per arrivare a quello che è l'oggetto di questo post parto da molto lontano. Ho un' impostazione didattica (ho lavorato come insegnante per diversi anni) e pertanto sono portato a dare alle riflessioni il giusto contesto. Le riflessioni fuori dal contesto in cui sono generate, possono apparire criptiche e un insegnate non può mai rischiare di essere criptico, altrimenti non è un buon insegnante e a me appunto è rimasta questa impostazione.
Inizio a parlarvi del lavoro di mia moglie. Lei è una designer di borse e oltre a disegnarle si occupa anche di realizzarle e sono interamente fatte a mano.
Ebbene mia moglie ha messo su un suo brand, Soffio di Sofia  e nell'ultimo periodo comincia ad attirare su di se un po' di interesse, è stata selezionata per il Florence Design Week, è stata intervistata da specialisti del sottore e sono state scritte alcune recensioni.
Soffio di Sofia
Oggi siamo stati contattati via e-mail da un giornalista di Io Donna, un settimanale del Corriere della Sera e ho dovuto spiegare quella che è la poetica di mia moglie. Miki (mia moglie) si ispira all'arte dei bambini per le sue creazioni.
Qui vi cito le testuali parole di mia moglie: "Gli artisti da cui mi sento influenzata sono indubbiamente i bambini. Tutti i bambini sono degli artisti e gli artisti adulti cercano di emulare proprio i bambini. Gli scarabocchi e i disegni stilizzati dei bambini la più alta forma d'arte, perché i bambini creano nel modo più libero possibile. Gli artisti adulti invece sono sempre condizionati da qualcosa, soprattutto dal giudizio degli altri."
Io sono laureato in filosofia e conoscendo la poetica di mia moglie, le ho fatto studiare il famoso passo delle tre metamorfosi tratto da Così parlò Zarathustra e così facendo Soffio di Sofia ha adottato come concept l'intero passo ed in particolare l'ultima metamorfosi, quando il leone diviene fanciullo che vi riporto fedelmente: "Ma ditemi, fratelli, cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì. Sì, per il giuoco della creazione, fratelli occorre un sacro dire di sì...."
Tale poetica è anche simile alla poetica del fanciullino di Pascoli. Questo ci fa pensare a quanto Nietzsche abbia influenzato il pensiero del 900.
Il passo di Nietzsche è fondamentale per capire cosa deve fare un artista. Egli deve fare  e il suo fare deve essere poiesis, creazione libera! Per fare questo bisogna prima essere leoni (continuando a citare Nietzsche), facendoci terra bruciata intorno distogliendoci da tutti i nostri valori... In maniera che il nostro fare sia assolutamente libero come il gioco di un bambino, innocente!
In questa maniera il fotografo, a mio modo di vedere, deve essere in grado di reinvantare la realtà, ricrearla, con i mezzi di cui dispone. Immaginare delle foto capaci di confondersi con la realtà non è altro che creare un clone imperfetto della realtà stessa. Ciò che rende interessante una foto è l'idea che si porta dietro, le riflessioni, il modo in cui l'autore ha ricreato la realtà che lo circonda. L'idea del congelamento dell'attimo può essere interessante se si porta dietro un riflessione sul tempo; ma se esso è un semplice "guarda com'è bello questo posto", allora abbiamo creato una foto vuota che andrà ad occupare spazio nel nostro hard-disk, insieme a tutte le foto banali che abbiamo fatto in vacanza al mare con gli amici.
Si può condividere o meno quest'idea del fanciullo che crea ma comunque è proprio l'interpretazione creativa, il valore in più che abbiamo dato alla realtà fotografata che fa veramente la differenza tra una bella foto e una foto anonima.


Fantasma
Città fantasma
A questo proposito vorrei mostrarvi due fotografie:
Queste foto scattate ad Amsterdam, sono frutto di uno studio sulla riflessione della luce su superfici riflettenti trasparenti (come il vetro in questo caso).
Credo che sia visibile lo sforzo di interpretazione e ri-creazione del mondo. In particolare ho cercato di creare un atmosfera cupa e un po' lugubre di Amsterdam, cercando di non far perdere l'atmosfera di "paese dei balocchi" tipica di Amsterdam.


Salvatore Borzellino

martedì 21 giugno 2011

Prospettiva e grandangolo

Oggi volgio illustarvi come ottenere degli effetti di distorsione con l'ausilio del grandangolo. A questo proposito leggere il mio articolo "La lunghezza focale - La scelta dell'obiettivo fotografico", è di grande utilità.
Comincio subito con lo sfatare un vecchio mito in ambito fotografico, non è assolutamente vero che un grandangolo crei un effetto di distorsione della prospettiva, ma tale distorsione potrebbe avvenire usando il grandangolo come vi illustrerò. Discorso a parte per i fish-eye (leggere sempre l'articolo di riferimento sulla lunghezza focale), i quali hanno un effetto di distorsione sempre e comunque.
Come illustrato nell'articolo sulla lunghezza focale, gli obiettii grandangolari hanno la caratteristica di avere una piccola lunghezza focale e pertanto permettono di fotografare da vicino, mantenendo un ampio angolo di campo (scusate il linguaggio tecnico ma tutto è meglio spiegato nell'articolo sulla lunghezza focale) e inoltre hanno spesso una profondità di campo più ampia rispetto ai tele (vedi Lo scatto). Ebbene proprio grazie a queste caratteristiche è possibile creare delle distorsioni prospettiche.
la paletta della chitarra risulta visivamente più grande di tutta la chitarra
Se osserviamo questa foto scattata usando un obiettivo 28mm, vediamo che la paletta appare più grande della chitarra tutta. Per ottenere questa foto, mi sono molto avvicinato alla paletta della chitarra ma grazie al grande angolo di campo dell'obiettivo, sono riuscito ad inquadrare anche tutta la chitarra, il risultato è questa prospettiva distorta. Immaginate di fare la stessa cosa su un volto umano, avvicindoci, per esempio al naso, il risultato sarebbe un volto-caricatura con un gran nasone. Per queste ragioni per fare i ritratti, molti fotografi usano obiettivi tele, tenendosi ben a distanza dal soggetto.

Piedoni!
Il trucco svelato
Lo stesso effetto ma con un'immagine più buffa è stata ottenuto in questa foto. La tecnica è la stessa, la fotocamera è posta quasi a livello del terreno, con un obiettivo grandangolare (28mm) e grazie all'ampiezza dell'angolo di campo ed alla profondità di campo è stato creato questo effetto caricatura.
Osservando quest'altra foto si capisce bene come l'effetto creato sia dovuto ad un gioco prospettico. Si vede chiaramente che le scarpe sono decisamente distanti dalle gambe e che la distanza tra i due piedi è decisamente maggiore rispetto alla distanza tra le scarpe.

Ebbene, è importante conoscere le regole della cosidetta prospettiva diminuitiva, per poter gestire bene questo tipo di effetti.
La dimensione delle scarpe è abbastanza simile a quella dei piedi ma la differente collocazione nello spazio fa si che le scarpe in primo piano appaiano più grandi rispetto ai piedi, stessa cosa per quanto riguarda la distanza tra i piedi (l'uno dall'altro) e le scarpe (l'una dall'altra).
A proposito della prospettiva e agli inganni prospettici, vorrei mostrarvi un cortometraggio.
In questo cortometraggio mi sono occupato soprattutto della fotografia (compreso lo sviluppo della pellicola super 8!) oltre che dell'aiuto regia e del montaggio.
Ad ogni modo questo semplice cortometraggio è tutto giocato sugli effetti della prospettiva riprendendo soggetti su piani diversi e distanti usando un grandangolo.
Buona visione:

Qui potete vedere le foto di backstage del film e capire meglio come i giochi prospettici abbiano influito sulla resa.

Salvatore Borzellino